Cos’ è la psicologia

by Sferoblasto on June 29, 2012

I Scream You Scream Cathy Cole

Che differenza c’è tra psicologo, psicoterapeuta, psicanalista e psichiatra?

Cerchiamo di fare un pò di chiarezza sull’argomento con l’aiuto della dottoressa Flavia Cavalero, psicologa junghiana a Torino, moderatrice di gruppi di auto-aiuto e psicoterapeuta in formazione.

Chi è lo psichiatra

Spesso si fa confusione tra psicologo, psicoterapeuta, psicanalista e psichiatra.
Lo psichiatra è un laureato in medicina che ha la specializzazione in psichiatria e che può esercitare la psicoterapia. In genere, ma è un discorso davvero generalizzato con molte differenze individuali, lo psichiatra utilizza un approccio medico, quindi basato sul paradigma diagnosi/cura. La differenza fondamentale con le altre professioni è che è l’unico autorizzato a prescrivere una terapia farmacologica.

Chi è lo psicanalista

Lo psicanalista è uno psicoterapeuta che si ispira alla psicanalisi di Freud e dei suoi successori. Quando si dice “è un freudiano” oppure si parla di “terapia classica” si parla di psicanalisi. In pratica le sedute si svolgono sul lettino, con il terapeuta alle spalle, e la cadenza di 4 incontri settimanali.

Chi è lo psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che intraprende un percorso di specializzazione della durata di 4 anni (anche lo psicanalista) dopo essersi laureato. Lo psicoterapeuta va più in profondità rispetto allo psicologo, cerca l’origine del disagio attraverso l’utilizzo di tecniche che variano a seconda della teoria di riferimento.

Chi è lo psicologo

Lo psicologo è il laureato in psicologia; esistono diversi indirizzi formativi (per es: psicologia clinica e di comunità, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dello sviluppo e dell’educazione,eccetera), fornisce un aiuto non farmacologico, basato su colloqui di sostegno, strumenti diagnostici, consulenze, tecniche di rilassamento ecc…

Gli psicologi sono tenuti al segreto professionale?

Il codice deontologico sancisce il segreto professionale e lo psicologo non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale, né informa circa le prestazioni professionali effettuate …

Che differenza c’è tra malinconia e depressione? La parola depressione è abusata?

Nel linguaggio comune spesso malinconia e depressione sono termini utilizzati come sinonimi, vengono accomunati. In ambito “psi” invece rappresentano due situazioni differenti. Il primo a trattare a fondo la malinconia fu Freud che la accostò e differenziò dal lutto. La malinconia provoca una tristezza di base, si può descrivere come il desiderio di qualcosa di sconosciuto di cui si sente la mancanza.

La depressione è un disturbo dell’umore che determina precisi sintomi che possono compromettere la vita di una persona, quasi sempre il quadro depressivo genera disturbi del sonno, del comportamento alimentare, deficit dell’attenzione, ritiro sociale. In Italia quasi il 20% della popolazione soffre di disturbi depressivi, si tratta dunque di un disturbo molto diffuso specie tra le donne e gli anziani. Poi all’ interno del quadro depressivo ci sono molte differenziazioni, è comunque una patologia complessa che non va sottovalutata e che non dovrebbe essere trattata solo con i farmaci.

Perché è diffusa la convinzione che la depressione sia una colpa o che sia qualcosa che i malati si vadano a cercare?

E’ singolare perché chi soffre di depressione vive spesso sentimenti di colpa ma nessuno è colpevole. Il concetto occidentale di “giusto e sbagliato” permea la nostra cultura, diviene “vero e falso”, “colpevole e innocente”. La dicotomia serve spesso come scorciatoia e per questo viene molto utilizzata come base dei nostri ragionamenti, tendiamo a ragionare come se esistessero solo il bianco e il nero lasciando dietro le nostre spalle tutti gli altri colori.
Cosa possiamo fare se pensiamo di essere depressi o se una persona cara manifesta sintomi che ci sembrano rientrare nella depressione?

Non è facile avere a che fare con la depressione né con una persona depressa e serve l’aiuto di uno psicologo che saprà valutare se inviare la persona da uno psichiatra e/o da uno psicoterapeuta.

Approfondimento

Prendiamo in esame un fatto di cronaca che ben descrive alcuni pregiudizi che circondano la psicologia.

Un uomo politico ha detto che gli omosessuali non sono malati, ma che la loro è una condizione di infelicità che porta molte persone ad andare dallo psicologo (Il fatto quotidiano, ” Piacenza, ex candidato sindaco della Lega: “Omosessualità condizione d’infelicità”, Il Giornale,  “Figlia gay? C’è di peggio: moglie di un marocchino” Bufera sul leghista Polledri“).

Per “smorzare i toni”, dal suo punto di vista, ha aggiunto “Se mia figlia fosse gay non sarei felice, sarebbe come se mi dicesse ‘mi sposo con un marocchino. Anzi, questo sarebbe peggio”.

Queste affermazioni affibbiano una connotazione negativa sia al fatto di essere omosessuali, sia al fatto di andare dallo psicologo, sia all’essere marocchino. Insinua poi che l’infelicità e chissà, forse anche la depressione, siano, in una certa misura, qualcosa che ci si vada a cercare.

Il messaggio razzista un pò in tutte le direzioni, oltre che a dir male dei marocchini dice male anche delle donne, come se le figlie non avesse il diritto di sposare chi vogliono, fosse anche un Plutoniano. Dal punto di vista comunicativo queste esternazioni sono benzina sul fuoco del malessere e del risentimento che gli italiani spesso manifestano nelle discussioni nella vita reale e sui social media. Le posizioni minoritarie vengono considerate una grana.

Quando e perché andare dalla psicologa o dallo psicologo? Ricorrere all’aiuto di un professionista è considerato da qualcuno come un fallimento o un motivo di frustrazione.  Perché? E quali possono invece essere le conseguenze positive di un simile passo in termini di crescita personale e di conoscenza di sè?

La correlazione tra queste due domande è così alta che una risposta le soddisfa entrambe. Infatti vorrei poter dire che dallo psicologo si va quando se ne sente il bisogno ed ognuno ha un proprio “termometro” personale.  In realtà, invece, spesso si va dallo psicologo quando il bisogno è diventato un sintomo proprio perché l’aiuto di un professionista che si occupa del comportamento degli individui e dei processi mentali spaventa ancora un po’. Intanto ci si dimentica, e per lo più proprio non si sa, che il  termine “psicologia[deriva dal greco psyché (ψυχή) che significa, anima e da logos (λόγος) che significa studio, quindi  è lo studio  dell’anima. Il significato del  termine  quindi non rimandai a uno stato di normalità/anormalità come spesso si crede, semmai a come ci si sente. In altri Stati la consultazione dello psicologo è ricorrente, a livello sociale questa figura professionale è identificata come un aiuto professionale, è un fatto culturale. In Italia per diversi motivi, non ultimo il costo, c’è ancora un po’ di resistenza.

Lo psicologo non dà consigli, non dice cosa fare e cosa non fare, non risolve problemi. I colloqui sono uno strumento di conoscenza e mirano ad un cambiamento, aiutano le persone a trovare le risorse e le capacità individuali per risolvere i propri nodi personali.

 ”Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a  pescare e lo nutrirai per tutta la vita.” Confucio

Perché è diffusa la convinzione che la depressione sia una colpa o che sia qualcosa che i malati si vadano a cercare?

E’ singolare perché chi soffre di depressione vive spesso sentimenti di colpa ma nessuno è colpevole. Il concetto occidentale di “giusto e sbagliato” permea la nostra cultura, diviene “vero e falso”, “colpevole e innocente”. La dicotomia serve spesso come scorciatoia e per questo viene molto utilizzata come base dei nostri ragionamenti, tendiamo a ragionare come se esistessero solo il bianco e il nero lasciando dietro le nostre spalle tutti gli altri colori.

Cosa possiamo fare se pensiamo di essere depressi o se una persona cara manifesta sintomi che ci sembrano rientrare nella depressione?

Non è facile avere a che fare con la depressione né con una persona depressa e serve l’aiuto di uno psicologo che saprà valutare se inviare la persona da uno psichiatra e/o da uno psicoterapeuta.

Quali possono essere le conseguenze psicologiche sia nella vittima, sia nella società, di slogan che equiparano i gusti sessuali se non a patologia almeno a fonte di infelicità?

Rispondo innanzitutto citando l’articolo 3 della Costituzione Italiana

« Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »

Aggiungo  che la diversità spaventa anche perché rimanda alle proprie personali diversità che spesso vengono rinnegate e soffocate. Le conseguenze su chi subisce questi attacchi sono individuali (certo che in generale non aiutano le persone ad esprimere se stessi) e possono essere molto gravi. Proviamo ad immaginare un ragazzino che sta scoprendo la propria sessualità e che a scuola viene additato come diverso, ci risulta facile capire come possa sentirsi emarginato, isolato, preso in giro per qualcosa che fa parte di lui e che ha il solo torto di non essere ampiamente condiviso.

Vede sotto traccia l’imposizione ad essere felici? Come se essere felici fosse una cosa facile e i “cattivi comportamenti” o le “opinioni sbagliate” fossero l’unico impedimento al conseguimento di una stato di grazia?

Vedo, e nemmeno troppo sotto traccia ma in modo abbastanza esplicito, l’imposizione di una felicità omologata, uguale per tutti. Come ci fosse un manuale da seguire, per essere felice devi  essere così e non cosà. La felicità è un’esperienza e l’esperienza va vissuta, non penso possa essere data a priori.

Si fa un gran parlare di “identità distonica”, questo è il nuovo tormentone di chi non vede di buon occhio l’ omosessualità. Che valore scientifico ha la definizione di “identità distonica”? I gusti sessuali sono sufficienti a giustificare un’identità? Definirsi padani è sufficiente per delineare un’identità?

Nel 1973  l’Associazione americana di psichiatria (APA) cancellò l’omosessualità dal manuale delle malattie mentali DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali). Ciononostante alcuni psichiatri  contestarono la revisione dell’elenco, sostenendo che l’omosessualità è una patologia che va curata; insisterono al punto che venne realizzato un referendum tra gli iscritti all’APA che confermò la  cancellazione. La questione che ci porta all’identità distonica passa da questa strada perché, in realtà, a venire cancellata fu solo l’omosessualità “ego-sintonica”, cioè vissuta con serenità dall’individuo.  L’ “omosessualità ego-distonica”, quella condizione che si verifica  quando la persona omosessuale non si accetta come tale, fu cancellata dall’elenco dell’APA nel1987 .
L’omosessualità ego-distonica è stata cancellata a partire dalla  edizione del DSM IV
(Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), il 1º gennaio 1994.

Se intendiamo per identità la consapevolezza di sé allora l’orientamento sessuale ne fa parte, ma non è l’identità stessa. Anche il sentirsi padani  è parte di un’identità  perché l’identità è ciò che ci caratterizza, quel che ci rende unici.

Cosa pensa dell’uso di termini tecnici da parte di questo esponente della Lega che, improvvisandosi psicologo,  afferma Ha avuto un effetto terapeutico. Se non sai chi sei non sai dove vai e quindi sei dissociato. Avere un’identità, un carattere, un modo di esprimersi con un progetto politico è stato terapeutico per molti. Infatti, la Padania, esiste perché tanta gente ne riconosce l’esistenza“?

Mi viene in mente Don Abbondio che parlava in latino per non farsi capire

Il ripetersi di affermazioni simili influenza il pensiero comune?

Nelle scienze sociali e in psicologia sociale esiste un fenomeno chiamato errore fondamentale di attribuzione che è l’errore per cui si tende ad interpretare il comportamento delle persone in termini di personalità, trascurando l’influenza sociale, è importante capire che aspetti della situazione sociale possono producono effetti anche grandi  sui comportamenti delle persone

La dottoressa Flavia Cavalero riceve a Torino, gestisce un gruppo su Facebook dal titolo “Donne sul punto di una crisi di nervi” e può essere contattata all’indirizzo di posta elettronica dottoressacavalero@yahoo.it

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